martedì 18 novembre 2014

Equazione

Sto imparando l'obbedienza, sto imparando a stare zitta e mordermi le labbra, sto imparando che a volte la giustizia non è esattamente quello che serve, molto meglio la carità. Molte cose ora le capisco, e mi sforzo di rispettarle. Ma non riuscirò mai a capire perchè le persone per amare devono essere rifiutate. Quale strano tipo di amore si nutre di rifiuto, di odio, di rabbia? L'amore si nutre di amore. Almeno questo credo. E mi riesce difficile pensare il contrario. Se i miei genitori da piccoli mi avessero rifiutata e mi avessero respinta come avrei mai potuto imparare ad amare? Il loro amore mi ha insegnato. E tutto l'amore che ogni giorno incontro per la mia strada. E vedo che più amore ricevo più amore do. E' un'equazione esatta. E continuo a non capire come possa nascere amore da un abbandono...

domenica 16 novembre 2014

Figli

Sento dire spesso che i figli sono l'amore più importante della propria vita. Ci credo, in fiducia, visto che non ho questa fortuna. E credo anche che questo AMORE, che è vero, assoluto, senza se e senza ma, senza esitazioni e tentennamenti, che non si mette mai in discussione perché lo si sente nel sangue, si debba tradurre in qualcosa di più che nel "campare" i propri figli. Il dargli da mangiare, una casa, vestiti, assicurargli svaghi e passare il proprio tempo libero con loro, non basta. Questo AMORE non può essere un semplice accudire. Quello di accudire la propria prole e proteggerla per farla crescere è l'istinto primordiale che hanno tutti, compresi gli animali. Deve essere qualcosa di più, un investimento. Si deve dare tutto ciò che si può per regalare loro un futuro, sempre migliore di quello dei padri. Che alla fine è un investire su se stessi. Non credo che ci sia soddisfazione migliore che vedere qualcuno, che hai creato tu stesso, avere successo nella vita. Ed il successo non è fare soldi, ma è camminare a testa alta perchè si è fieri di quello che si è. Io credo che qualunque genitore non voglia ricompensa migliore al mondo che vedere il proprio figlio andare incontro alla vita forte, deciso, coraggioso. Che poi vinca o perda è un'altra storia, la vita alla fine è un'altalena, ma quello che importa è aver fatto di tutto per mettergli in mano gli strumenti necessari per riuscire a viversela appieno. E la prima cosa è la cultura. La primissima cosa è insegnargli che la scuola non serve per avere un pezzo di carta. Quello è indispensabile sì, ma si può sempre comprare. Invece andare a scuola è altro, molto altro. E' confrontarsi per la prima volta con qualcosa che non sia la famiglia, è contare solo sulle proprie forze dove non ci sono mamma e papà a difenderci, è imparare a comunicare con gli altri, è stare alle regole, imparare la disciplina e rispettare la gerarchia. Molte di queste cose si imparano anche per strada e lavorando, sì, è vero, ma in modo diverso. E con tempi diversi. E soprattutto senza ricevere gli strumenti che stanno alla base della vita attuale. Quelli che ti aprono la mente. Che ti spingono a sognare, a desiderare. Che ti insegnano a riflettere, a pensare. Che ti rendono uguale agli altri. Perché usi lo stesso loro linguaggio e parti dallo stesso livello. 
Studiare è farsi gli strumenti per comunicare col mondo. E' riuscire ad usare le parole per difendersi. E' capire sempre con chi e di cosa si sta parlando. E' poter scegliere il proprio destino. E non fare qualcosa perché non si hanno alternative. Che poi spesso non se ne hanno nemmeno studiando, ma almeno c'è la consapevolezza che si è fatto di tutto per provarci, che non si era meno rispetto agli altri, e rimane sempre la speranza. Che vivere senza sogni e speranze non è vita, ma sopravvivenza. Ed io, che non ho figli, non lo augurerei a nessuno al mondo...

venerdì 14 novembre 2014

Scritta col gesso

Ci sono persone a cui non si dovrebbe regalare neppure un istante del proprio tempo. Persone che da te vogliono tutto e che non danno nulla. Sono sanguisughe, sempre pronte a prendere. Ma quando si tratta di sporcarsi le mani si tirano indietro. E si permettono pure di mancarti di rispetto. E allora tocca a noi riprendercelo. E cancellarle con un colpo di spugna sulla lavagna. Tanto erano solo scritte col gesso. Non avevano fatto nulla per diventare indelebili, eravamo noi a trattarle così, a metterle su un piedistallo, a preservare la lavagna per non far sbiadire quelle scritte. Ad ogni cosa si deve dare la giusta importanza. Iniziamo col darla a noi stesse e a cancellare queste persone dalla nostra vita. Tanto non ci hanno dato nulla. Anzi, qualcosa sì, ci hanno insegnato che noi siamo migliori. Perché noi ci mettiamo in gioco fino in fondo, noi ci crediamo davvero, noi vogliamo la felicità dell'altra persona e facciamo di tutto per starle accanto. E meritiamo persone come noi al nostro fianco. Meritiamo persone con le palle che fanno quello che dicono, persone decise, persone che hanno una ed una sola parola e che non hanno paura di dire la verità perché quella non cambia mai. Persone che vogliono la nostra felicità e combattono insieme a noi per far andare avanti una storia, con sacrifici, gioia e sudore. Tutto il resto sono palle, tutto il resto sono scuse, tutto il resto è noia. E loro sono solamente uno tra tanti, una scritta col gesso...

lunedì 22 settembre 2014

Claustrofobia

Ieri giornata avventura. Esplorazione di una grotta imbracati come salami e buttati giù verso l'abisso o dentro pozzi senza fine. Urge una premessa. Io le cose avventurose le ho sempre fatte, mi sono sempre piaciute, nei limiti del rischio accettabile ovviamente. Ho partecipato a tutti i sentieri sotterranei che trovavo, con acqua, senza acqua, imbracata e non. Però in alcune fasi della mia vita mi son trovata a soffrire di claustrofobia. Io. Io che da ragazzina giocavo in ascensore a fare su e giù in continuazione, io che son rimasta bloccata anche ore lì dentro a ridere e scherzare... Strani scherzi del cervello. Era da un pò che non mi mettevo alla prova. Volevo vedere se il mio cervello era ancora in tilt. 
Ingresso alla grotta, un cunicolo alto 50 cm e lungo qualche metro da attraversare rigorosamente strisciando, stile marines, con roccia a dx, a sx, sopra la testa e sotto la pancia. Tutto buio. Che già a descriverlo così fa impressione. E dopo sempre più spazio fino a camminare a 4 zampe. Come è andata? 
Sono morta... dalle risate. L'ho fatto ridendo questo percorso, ma ridendo quasi con le lacrime. Ed ho capito una cosa. Davanti a qualcosa di difficile, davanti a qualcosa che ci fa paura, che ci mette ansia, mai guardare l'obiettivo. Mai guardare come andrà a finire, cosa potrebbe succedere. Vivere solamente l'attimo. Guardare solo fino alla punta del proprio naso. Non più in là. E così sdraiata per terra ho visto chi avevo davanti, due ragazzi che giocavano a fare le foche, mi sono divertita godendomi il momento e dimenticandomi di tutto il resto. Era una scena divertente, quella che stava capitando. Avrei potuto pensare invece a catastrofi, a pezzi di roccia che avrebbero potuto franare, a un terremoto improvviso, ad un mio malessere intrappolata laggiù. E invece no. Mi sono goduta il vero presente, la realtà. Che spesso ci mette ansia l'innumerevole quantità di possibilità che ci immaginiamo e che poco hanno a che vedere poi con quello che davvero succede. Il nostro cervello tende a sconfinare quando invece dovrebbe solo vivere di presente e non andare mai oltre...

giovedì 11 settembre 2014

Less is more

A volte non ci si arrende all'idea che si debba tagliare qualcosa. Ci ostiniamo a tenere sulle nostre spalle fardelli sempre più grandi che prima o poi ci sovrastano. Portiamo e sopportiamo pesi inutili che ci appesantiscono l'anima. Un grande architetto diceva "less is more", "il meno è più". Questo credo valga per tutto. L'ornamento superfluo che affatica l'occhio si trova ovunque. Si trova in certi atteggiamenti ipocriti e di circostanza. Si trova nell'uso di determinate parole solo per arricchire frasi e pensieri di per se privi di contenuto. Si trova nei sentimenti, in quella tendenza al buonismo che fa essere tutti amici di tutti. Invece le cose vanno soppesate. Ad ogni cosa il giusto peso. 
Abbiamo la tendenza ad accumulare, per sentirci protetti in mezzo al caos, dove si trova sempre un riparo, un nascondiglio, un appiglio. Non tagliamo i ponti che ci legano a persone e cose sbagliate perché non abbiamo il coraggio di dire la parola addio. Non sappiamo liberarci dall'abitudine, dalla routine, dall'idea di vita che ormai ci appartiene. Ci serve il conforto rassicurante della loro presenza. Sono punti di riferimento senza i quali si soffre. Ma con i quali si soffre più a lungo.
Non capiamo che alleggerendo le spalle magari riusciamo anche a volare...

Leggendo qua e là...

  • "...ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all'estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte nè brucia nel fucoco. (...) in me (...) è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un'altra persona." da Grossman, Che tu sia per me il coltello
  • "...gli ho detto, quel che di bello c'è nella vita è sempre un segreto... per me è stato così... le cose che si sanno sono le cose normali, o le cose brutte, ma poi ci sono dei segreti, ed è lì che si va a nascondere la felicità.." da Baricco, Castelli di rabbia
  • "Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c'è da rimanere secchi. Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace di avere quella leggerezza che hanno loro, alle volte. Sono leggere dentro. Dentro." da Baricco, Oceano Mare